Cultura

Anche la jena voleva giocare al gioco dei dischi!

C’è questo giochino in rete che uno pubblica i dieci album che hanno segnato la sua vita e ogni giorno tagga un’altra persona, che a sua volta pubblica i dieci album segnanti e ogni giorno tagga un’altra persona, ecc. ecc… Ora, a me non mi ha cagata – ops, taggata- nessuno, ma ho voluto farlo lo stesso, visto che non ho mai avuto bisogno di essere interpellata da qualcuno per esprimere la mia augusta opinione.

Purtroppo, però, devo avere una qualche tara genetica per cui, cascasse il mondo, non riesco a rispettare una cazzo di regola che sia una, e questo gioco aveva due sole regole: (1) gli album dovevano essere dieci. E niente, io alla fine sono arrivata a sette; (2) bisognava pubblicare solo la foto, senza spiegazione, e invece io non sono riuscita a trattenermi dall’omaggiare i miei follower facebook con un ricordo di vita vissuta che non vedevano l’ora di conoscere.

E poiché sono sicura che anche voi, miei cari followers worpressari, non vedevate l’ora di essere messi a parte dei miei ricordi di giovinezza più toccanti, eccovi i miei dieci, anzi no, sette dischi segnanti.

# Giorno 1 di 10 #

wyeoak_shriek_900

Parto con un album semi-sconosciuto per darmi il solito tono da snob radical-chic ecc.

Questo disco è uscito in un periodo molto infelice della mia vita. La mia relazione stava agonizzando, dopo tre anni e mezzo di alti e bassi. La mia vita in quel periodo era fatta di solitudine, lacrime e silenzi – o di mezze frasi, se proprio mi andava di culo. Eppure, ancora non osavo neanche immaginare di andarmene da quella casa.

Ho ascoltato questo album in loop da subito, da quando è uscito. Incredibilmente, le lacrime e i silenzi non gli sono rimasti appiccicati addosso, e così queste canzoni sono diventate la colonna sonora degli anni che hanno seguito la separazione, fatti di euforie ubriachezza molesta scivoloni inciampi e crisi di identità. Non rivivrei quegli anni, non più di quanto si abbia voglia di rifare un giro sulle montagne russe subito dopo averne fatto uno. Però devo ammettere che, camminandoci attraverso, sono arrivata proprio in un bel posto.

# Giorno 2 di 10 #

965adcd46acdd6e1_org

È stato per colpa di quest’album che mi sono presa una cotta per un coglione, tanti anni fa. Eravamo a una festa in casa, una di quelle feste senza scarpe che tanto ci piacevano all’epoca – accanto alla porta di ingresso c’era sempre  mucchio di calzature varie mentre noi ce ne stavamo tutti in calzini, che poi ogni volta bisognava fare attenzione a non mettere calze coi pinguini o, ancora peggio, coi buchi.
Insomma me ne stavo lì in piedi con i miei calzini integri e in tinta unita e lui suonava “Moonage daydream” alla chitarra e la cantava pure – e mannaggia santissima, a pensarci adesso il tipo che suona la chitarra alle feste è un cliché nauseabondo, ma all’epoca ero giovane e guardavo il mondo con gli occhiali rosa e mica me ne sono accorta. Fatto sta che l’ho guardato e ho pensato soltanto oh yeah, baby, lasciami essere la tua rock’n’roll bitch, please, e fanculo a tutto il resto.

Che vi devo dire, ragazze: non credo di rovinarvi la sorpresa se vi dico subito che non è andata proprio benissimo. Il tizio si è fatto desiderare per mesi – i tipi intellettualoidi, si sa, non si mescolano volentieri con tipe dedite all’alcol e alla festaccia dura con rutto libero, e devo ammettere che io ero un po’ così in quel periodo. Ho continuato a bramarlo e a sospirare, finché non mi ha fatto l’onore di abbassarsi al mio livello e di uscire con me.

Un giorno eravamo sulla sua Uno scassata, stavamo andando a una cena a casa di amici suoi. Lui mi ha detto: – Sai cosa mi piace di te? Che sai ascoltare.
Ed è stato lì che ho finalmente messo a fuoco il problema che mi infastidiva già da qualche giorno, e al quale non riuscivo a dare una forma.
– E grazie al cazzo, tesoro, non mi dai scelta: parli sempre tu! – gli ho risposto.
Solo che adesso non avevo più un cazzo voglia di ascoltarlo, così ho aspettato un semaforo rosso, sono scesa dalla macchina e sono andata a comprarmi del sushi take away per cena, e da quel giorno mi sono tenuta alla larga dagli intellettualoidi con problemi di logorrea.

# Giorno 3 di 10 #

sigur_ros

È da un po’ di tempo che mi sveglio con questo album – l’ho programmato come sveglia sullo stereo della camera, il primo pezzo parte leggero leggero e mi porta fuori dal sonno in palmo di mano. A dirla tutta, è da un po’ di tempo che mi sveglio con questo album e pure con un tizio nel letto, uno che non somiglia per niente a quello che avevo sognato, se non per il bel pelo folto – ma per il resto, il modo di parlare di muoversi la voce l’aspetto, è proprio diverso da qualunque cosa avessi potuto sognare. E però è anche più divertente e interessante e eccitante di quello che avevo sognato, e così la mattina mi sveglio con questa canzone e con lui al mio fianco e penso che sto proprio bene, e nei miei ricordi è sempre primavera e fuori c’è il sole anche se ci siamo conosciuti a ottobre. Sono giovanissima, un po’ cicciottella e senza rughe e mi sto innamorando per la prima volta, ma con lui e con me stessa faccio finta che sia solo del gran bel sesso.

# Giorno 4 di 10 #

protection La finestra della camera è spalancata. La stanza è pervasa da un venticello tiepido e dai rumori della strada – i motori di qualche macchina, il chiacchiericcio dei vecchietti davanti al bar, il vociare di ragazzini di passaggio.

Io me ne sto nuda abbandonata sul letto del tipo peloso, e anche il tipo peloso è nudo ed è sdraiato accanto a me. Se ci penso adesso, mi vengono in mente le lenzuola luride che nessuno cambia da settimane e i giganteschi gatti di polvere in agguato sotto il letto, ma in questo momento né io né lui prestiamo attenzione a questi stupidi dettagli. Protection continua a a girare in sottofondo.

Il tipo peloso mi passa la canna. Io inspiro forte il fumo, poi guardo fuori dalla finestra e penso che il mondo fuori è bellissimo, anzi, il mondo ascoltato da qui è bellissimo, visto che non ho nessuna intenzione di andare fuori a vedere com’è, perché tutta la vita che volevo e che cercavo se ne sta qui, in questa stanza e tra queste lenzuola sudicie.

Adesso è primavera per davvero, anzi primavera inoltrata, e io e il tipo peloso siamo sempre insieme e non facciamo più finta che sia solo del gran bel sesso.

# Giorno 5 di 10 #

PAOLO-CONTE-Paris-Milonga.jpg

Sono passati gli anni, sono successe molte cose e siamo cambiati noi, e le cose tra me e il tipo peloso non vanno più bene già da parecchio tempo. Ne parliamo continuamente e tutte le volte io piango, ma tutte le volte pensiamo lo stesso che le cose andranno meglio, basta dare loro del tempo. Io sono ancora giovane ma non più cicciottella, ho le guance scavate e le costole in evidenza.

È un tardo pomeriggio d’autunno – lo so, lo so, l’analogia tra la nostra storia che muore e le foglie che cadono è stucchevole, ma ve lo giuro, era proprio un tardo pomeriggio d’autunno – il tipo peloso ed io siamo a casa, la luce dorata del sole entra dalla finestra e ricopre con una patina di zucchero tutte le amarezze sospese nella stanza. Sto leggendo qualcosa seduta in poltrona, non so cosa stia facendo lui, non gli presto attenzione.

Dallo stereo parte la verde milonga di Paolo Conte, e il tipo peloso fa una cosa che non aveva mai fatto in tutti quegli anni: si alza, viene verso di me, mi tende la mano e mi dice Balliamo? E io lì per lì quasi non capisco, ma poi lo stomaco mi si scioglie in una brodaglia calda che mi invade tutto il corpo e penso che tutto l’amore che c’era prima forse c’è ancora, e magari basta solo scavare un po’ per trovarlo, e allora prendo la sua mano e mi alzo. Ci abbracciamo stretti e ondeggiamo fino alla fine del pezzo, poi ci scostiamo e ci guardiamo negli occhi e sorridiamo.

E poi mi siedo di nuovo in poltrona e mi rimetto a leggere quello che stavo leggendo, e non so quello che si mette a fare lui perché non gli sto più prestando attenzione.

# Giorno 6 di 10 #

disintegration

La strada corre in linea retta in mezzo alla pianura. A est e a ovest, l’orizzonte è chiuso da montagne che la distanza rende azzurrine. Il cielo è blu da fare male agli occhi. Io sono seduta sul sedile di destra e sto guidando, perché qui in Sud Africa le strade funzionano al contrario. L’amico Ornitorinco è di fianco a me, con i piedi sul cruscotto. È il nostro viaggio di laurea, e non potevamo scegliere una meta migliore: scorrazziamo tutto il giorno su infinite strade vuote che si perdono all’orizzonte, nell’aria secca e rovente. Intorno a noi, terra rossa e vegetazione bruciata dal sole, branchi di struzzi e cani rachitici. Welcome to the Karoo.

L’amico ornitorinco cambia cd e parte Plainsong a tutto volume – e di solito, le prime note ti lasciano sospeso per aria a meravigliarti per la bellezza del mondo, solo che adesso il mondo intorno a noi è di una bellezza maestosa e c’è davvero da meravigliarsene, e così canzone e paesaggio si amplificano a vicenda lasciandoci in una specie di silenzio estatico.
Il silenzio estatico è rotto dall’amico Ornitorinco verso metà canzone. Guardando dritto davanti a sé, con lo sguardo perso nella vastità dell’orizzonte, mi fa: – Cioé, hai presente che paesaggio in inglese si dice landscape, no? – e come inizio non fa una piega, anche perché l’amico Ornitorinco da grande avrebbe fatto il traduttore. – Ecco, i Cure fanno questa cosa ma con il suono, creano dei soundscapes.
E in quei giorni io e l’amico Ornitorinco fumavamo tantissimo ed eravamo sempre strafatti, così a me questa cosa è sembrata non solo brillantissima e originalissima ma anche davvero calzante, e senza staccare gli occhi dalla strada ho detto all’amico Ornitorinco, lentamente, con la bocca un po’ impastata: – Minchia, sai che c’hai ragione? Questi sono proprio soundscapes…
E ce ne siamo rimasti in silenzio fino alla fine del disco, galleggiando sospesi sul landscape intorno a noi, immersi nel soundscape creato dalle note di Plainsong e Lullaby e Disintegration, sorridendo beati.

# Giorno 7 di 10 #

fikifiki

Autostrada del sole intasata, asfalto sul punto di squagliarsi, automobilisti con i piedi sul cruscotto – così tremendamente sguaiati, dice mia madre con disgusto. Sono piccola e cicciottella e sono seduta sul sedile di dietro insieme a mio fratello. Anche se adesso mio fratello va in giro a fare lo splendido e tutti gli vogliono bene, all’epoca dei fatti è un mocciosetto dispettoso che risulta particolarmente insopportabile nell’abitacolo rovente. Mio padre sta guidando e sa benissimo che dietro di lui sta per scoppiare una rissa, ma poiché è un uomo saggio non si scompone, si limita a cambiare cassetta nell’autoradio. Bastano le prime note della canzone perché la rissa imminente si dissolva come nuvole nel vento; un istante dopo, sto cantando Fiky Fiky a squarciagola con mio padre e mio fratello, e tutti e tre ridiamo come matti. Mia madre invece non ride tanto, anzi non ride per niente; credo stia meditando di scappare con uno di quegli automobilisti così tremendamente sguaiati che mettono i piedi sul cruscotto.

E poi uno si chiede perché io sia venuta su così.

 

8 risposte a "Anche la jena voleva giocare al gioco dei dischi!"

  1. Mi ha messo proprio di buon umore questo post…sei brava 😁.

    Cmq la principessina ha gusti musocali raffinati (a parte l’ultimi 😁)…ti manca magari qualcosa di un po’ più recente, non ne ha

    Piace a 1 persona

    1. In quanto jena sono assolutamente raffinata 😀 ma l’età si fa sentire! Il numero 1 pero’ è del 2013, non vale come recente? Eddaiii, a me sembra ieri! In realtà, anche il 2006 mi sembra ieri, quindi forse non faccio testo… 😀

      Mi piace

      1. Hehe…io non sono più giovanissimo quindi quando penso agli album che mo piacciono di più la mia mente va subito agli anni 90 😁
        Quello del 2013 vale come recente, porgo umilmente le mie scuse per averle dato della vecchia su gusti musicali 😂😂😂

        Piace a 1 persona

      2. Figurati….è proprio grazie a questo blog che mi sono resa conto che i miei riferimenti culturali sono fermi agli anni ’90! Sai quando i nostri genitori non capivano assolutamente perché ci piacessero certi gruppi, e magnificavano gli anni ’70, no? Adesso a me capita di andare ad eventi hipster, e ci sono sempre dei cantautori col loro chitarrino che si producono in lagne colossali, e penso che noi, nei 2000, facevamo e ascoltavamo elettronica magari anche sperimentale, e noi si’ che sapevamo divertirci…mica come questi qua! 😀

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...