Salute e benessere

Recensione prodotto – Tinder: un antirughe efficace?

È iniziato tutto un po’ per caso: un giorno di un paio d’anni fa mi sono guardata allo specchio e ho visto due rughe nuove sotto gli occhi (una per occhio, intendo, eh: non scherziamo). Era ora di correre ai ripari. Era ora di farsi un ventenne.

Recuperare il mio ex amante di venticinque anni? Naah: le cose tra noi erano finite troppo male – e peccato, perché scopava come un toro. Andare nei locali frequentati da pischelli? Naah: che disagio. Stazionare al bar del campus per adescarne uno? Naah: mi ricordava troppo il maniaco anni ’80, quello che alimentava le nostre paure di bambini, quello che si apriva l’impermeabile per mostrarci le pudenda dicendo “approfittane!”.

Mi sono dibattuta inquieta e senza pace per un paio di settimane, alla disperata ricerca di una soluzione. Di tanto in tanto mi davo una controllatina nello specchio, e mi sembrava che quelle due maledette rughe fossero sempre più profonde.

Stavo scivolando nel panico, quando l’Amico Ornitorinco mi ha detto: – Ma scusa, perché non ti installi Tinder?

Perché è da sfigati, volevo dirgli, ma non potevo, perché lui era su Tinder già da qualche mese.

– Guarda che non è da sfigati, noi single ormai siamo tutti su Tinder – ha continuato con fare sbruffone l’Amico Ornitorinco, che è sempre stato bravo a capire cosa mi passava nella testolina.

Beh, non avevo niente da perdere. Ho creato un profilo. Come preferenze di ricerca ho impostato un range di età tra i 24 e i 45 anni e un raggio di 45 km – che in termini tindereschi equivale un po’ ad andare a pesca con le bombe. Cioé, è vero che stavo cercando un ragazzetto, ma già che c’ero tanto valeva sparare un po’ a destra e a manca, no?

Per quelle poche tra voi che ancora non lo sapessero, Tinder è una specie di catalogo Postalmarket in chiave contemporanea, ma invece di sfogliare batterie di pentole si sfogliano uomini. Se voi mettete il like a uno, e questo tizio lo mette a voi, c’è una compatibilità, il che vuol dire che potete chattare. Se uno vi mette il like ma voi non glielo mettete (ahaha, sfigato!) non succede niente, voi non saprete mai nulla della sua esistenza e lui non potrà mai contattarvi (suca). C’è tuttavia una controindicazione: sfogliare il catalogo può dare dipendenza. Cercate di usarlo responsabilmente, ragazze. Questa dipendenza è aggravata dall’enorme quantità di uomini iscritti a Tinder: è come se tutti i single (e non) di Torino fossero su Tinder. Voi potete andare avanti a sfogliare per ore e ore, e gli uomini in catalogo non finiscono mai. E sembrano tutti disponibili e a portata di mano: con un solo click potete decidere della loro sorte, potete prenderli tutti o non prenderne nessuno, potete scegliere chi volete, come volete, quando cazzo volete voi. Ecco, la prima sensazione che vi fa provare Tinder è proprio questa: un enorme, caldo e avvolgente delirio di onnipotenza.

Godetevelo, finché dura, perché la crudele realtà vi riporta subito con i piedi per terra.

La prima doccia fredda sono gli scambi in chat, che sono mediamente di una noia mortale. I quali però fungono anche da prima scrematura: potete già individuare i vanesi, gli egocentrici, i maschilisti del cazzo e quelli col cervello piccolo (e quelle, ahimé, sono le uniche dimensioni che si possono capire già in chat). La cosa bella è che se uno è molesto potete toglierli il like, così lui non potrà più contattarvi. Una volta, per esempio, un maritino e padre felice mi ha dato della puttanella dopo due o tre scambi di battute – e vabbé, questa si commenta da sola.

La seconda doccia fredda è l’incontro, e intendo proprio l’incontro vero, in carne e ossa. Preparatevi al peggio: la ggente è fotoggenica, ragazze.

Il caso più eclatante è stato un tipo che ho conosciuto l’estate scorsa. Dalle foto sembrava molto carino. Causa vacanze di entrambi, ci siamo scritti senza vederci per un mesetto buono, ma ci siamo proprio scritti fitti fitti, avevamo un sacco di argomenti in comune, e lui era sempre interessante. Finalmente arriva il momento di incontrarci, mi invita a cena in un ristorantino di piazza IV marzo. Io arrivo in anticipo, con il mio bel carico di aspettative sulle spalle. Mi siedo su una panchina poco distante, con lo sguardo puntato in quella direzione. Lo vedo arrivare: non c’è dubbio che sia proprio lui. La delusione mi paralizza: rimango lì a guardarlo, immobile, seduta su quella cazzo di panchina. Sì sì, lui è esattamente come nelle foto, ma…in miniatura: magrolino, bassino, testolina piccina picciò, braccine piccine picciò, gambette piccine picciò. E io proprio non posso trombare con uno più mingherlino di me, avrei continuamente paura di spezzargli un braccio girandomi nel letto. Lui si gira nella mia direzione, mi vede, sorride e mi viene incontro. Cazzo, ho perso la mia occasione di scappare senza farmi vedere; stiracchio un sorriso anch’io. Mi alzo. Ci stringiamo la mano. Vedendolo da vicino, scopro che anche la boccuccia, gli occhietti e il nasino sono piccini picciò. Non è giusto, però, dai: e che cazzo, dovrebbero esserci delle regole precise per le foto di Tinder, tipo fotografarsi accanto a un oggetto di dimensioni note, che so, una mela, una moneta da due euro, o anche un banale righello, per dare il senso delle proporzioni. Perché ve lo assicuro, ragazze: là fuori è pieno di maledetti piccoli bastardi che non vedono l’ora di illuderci. Ho fatto durare la cena il minimo sindacale – ma non così poco da non apprezzare il cibo, che era ottimo. E che ha pagato lui.

Oppure ci sono quei casi in cui dalle foto non si capisce bene: potrebbe essere un bell’uomo come un cesso clamoroso. Fidatevi di me: se le foto danno adito a dubbi, è proprio perché si tratta di un cesso clamoroso. Per dire, poco tempo fa sono uscita con un tizio che sulla carta prometteva bene: quarant’anni, biondo, occhi azzurri, sportivo, abbronzatura da muntagnin. Però dalle foto non si capiva bene: poteva essere carino come assomigliare a uno scimmione. Arrivo davanti allo Sbarco, lo vedo e…indovinate un po’? Esatto, brave: la seconda che ho detto. Ma ormai siamo lì, ed entriamo dentro per bere una roba. La conversazione proprio non decolla, e finiamo a parlare dei problemi di salute di suo padre – vi prego, ragazze, non prendetemi per insensibile, non è proprio l’argomento giusto per un primo appuntamento: ci sarà sempre tempo per stare dietro ai malanni dei suoceri. Lui subodora qualcosa, perché il giorno dopo mi scrive una roba tipo:  “Sono solo un uomo semplice con una storia semplice, spero di rivederti”. Lo leggo e penso che, in un mondo complesso, non so cosa cazzo farmene di un uomo semplice. Scelgo la menzogna, gli dico che sì, lui è una persona davvero interessante, ma non mi è scattata nessuna scintilla, mi dispiace. A ‘sto giro ho rimediato solo un giro di amari, ma meglio così: una cena intera, seppur ottima e seppur scroccata, sarebbe stato troppo.

Altre volte, invece, il tipo non ha niente che non va, semplicemente non mi accende nessuna scintilla. Il problema sopraggiunge solo se lui non sa leggere i segnali. Tipo quella volta che sono andata a mangiare un hamburger con uno, in una birreria di Vanchiglia. Lui è mediamente simpatico, interessante, un po’ troppo pieno di sé ma non particolarmente fastidioso. Argomenti ne abbiamo: siamo andati alla stessa facoltà, abbiamo delle conoscenze in comune. La serata scivola via piacevole, ma non si crea nessuna alchimia particolare tra noi. Usciamo fuori, ci fumiamo una sigaretta. E poi lui si lancia in picchiata su di me, mi infila la lingua in bocca e inizia a ravanare nella mia cavità orale, privandomi dell’ossigeno. Il mio primo istinto è quello di scoppiare a ridere, ma per fortuna riesco a trattenermi. Vorrei dirgli qualcosa, ma con quei tre chili di lingua in bocca non riesco a parlare. Finalmente si stacca, io inspiro forte e ne approfitto subito per girarmi verso la bici. Ci metto un sacco di tempo ad aprire il lucchetto, fingendomi impegnatissima in quel compito. Poi mi tiro su, bofonchio “allora ciao, neh” e mi allontano in tutta fretta. Nonostante ciò, nei giorni seguenti sono in dubbio sul da farsi: devo rivederlo oppure no? I miei dubbi vengono prontamente fugati da un suo messaggio: “Vieni a mangiare un risotto awesome a casa mia?” Un risotto awesome? Ma vaffanculo, dai. Principale nota di merito della serata: l’hamburger e la birra artigianale erano molto buoni. Nota di demerito: me li sono pagati io.

Ma non vi tedierò oltre: tutto questo era per dire che Tinder potrebbe anche funzionare come antirughe, ma è troppo aleatorio. Cioé, quando vi guardate allo specchio e vedete delle rughe nuove, avete bisogno di un intervento urgente – non dico all’istante, perché vi serve comunque un’oretta per farvi la doccia e depilarvi, ma neanche dopo settimane. Con Tinder ho perso il conto degli uomini che ho incontrato, saranno sui venti-trenta, mentre mi ricordo con facilità quelli con cui ho effettivamente scopato: quattro, in due anni. E alla mia età è un po’ pochino, ho bisogno di trattamenti più costanti. Senza parlare poi dell’età degli ometti in questione: come sappiamo, più giovani sono e più sono efficaci contro le rughe. Con Tinder, invece, alla fine si prende un po’ quello che si trova – vista la situazione, non è il caso di fare tanto le schizzinose.

In tutta coscienza, quindi, proprio non me la sento di consigliarvi Tinder come antirughe.  C’è tuttavia un aspetto di particolare interesse, che finora è stato trattato solo tangenzialmente. In due anni di onorata carriera sono riuscita a scroccare, in ordine sparso: una cena di sushi, una cena alla Vetreria (vabbé, quella volta lì ero uscita senza portafoglio, non è stato proprio un gesto spontaneo), una colazione alla Farmacia del Cambio, una cena in un ristorantino che faceva cucina piemontese rivisitata secondo un gusto più contemporaneo, una cena in quel posto a San Salvario con i formaggi e i salumi esposti in vetrina, un pranzo in Monferrato, una merenda sinoira in bocciofila e pure un aperitivo in Santa Giulia (quello è stato il più pulciaro, ma che ci vogliamo fare).

Insomma avete capito, no, ragazze? Avete voglia di andare a cena fuori, ma non potete permettervelo? Vi piacerebbe provare quel certo ristorantino, ma quei soldi preferite spenderli per una ceretta inguinale? Volete sentirvi come tutti gli altri, come la società si aspetta da voi, e andare in cena in compagnia di un uomo – ma questo non vi sembra un motivo sufficiente per spendere 40 euro? Non avete voglia di cucinare, ma il vostro conto è in rosso? Nessun problema, ragazze: c’è Tinder! Che come antirughe sarà anche inaffidabile, ma per scroccare da mangiare funziona da paura. Fidatevi della jena.

11 risposte a "Recensione prodotto – Tinder: un antirughe efficace?"

  1. Sto aiutando una persona a rimettersi in sesto e le ho consigliato anche Tinder ma quando mi racconta di quello che le scrivono ho i brividi! Un po’ troppo viscidi!

    Eppure, accidenti, mi scoccia di non averlo mai potuto provare! 😀
    Ai miei tempi non c’era!! 😀

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    1. Non è che tu ti sia persa granché 😀
      Pero’ mi dispiace per la tua amica, è stata sfortunata: secondo la mia esperienza i viscidi sono una minoranza, la maggior parte sono carini e la stronza sono io 😀

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      1. Naahh…la cosa bella di Tinder è che si possono non-dare secondi appuntamenti all’infinito, e soprattutto si possono non-dare senza dirlo, semplicemente sparendo – non ci sono le recensioni negative 😀

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  2. Dal titolo pensavo fosse una nuova crema antirughe che avevi testato. Ho frequentato qualche Social del genere tra la fine del socolo scorso e l’inizio degli anni 2000. Ho avuto centinsia di contatti e anche un po’ di incontri, ho scritto un dossier di trecento pagine in proposito con dettagli su ogni categoria di maschio visionato. Non ho trovato niente da baciare, ma neanche da toccare con un bastone. Ho invece fatto belle conoscenze e anche un paio di fidanzati con social non specializzati come Metropolis negli anni ’90 e successivamente Myspace.

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  3. Quanto rimpiango i tempi in cui bastava sedersi sulle gradinate di Trinità dei Monti (piazza di spagna) per trovare trippa per settimane…..
    Non sono per niente avvezza alle app ma se si continua di sto passo…. mi sa che non ci sono alternative. Il tuo divertentissimo ma inquietante resoconto tra l’altro non ha aiutato a farmele piacere ahahaahah

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