Mangiare, bere, fare cose

Questioni di pennello

– Ciao. Ti trovo bene.

Chissà perché, da quando ho smesso di fumare e ho iniziato a ingrassare come un maiale, tutti mi dicono che mi trovano bene. Evidentemente il grasso spiana le rughe.

Il colibrì Max mi sta guardando con l’aria da cagnolino affettuoso. Lo guardo anch’io per un attimo, in silenzio. Cazzo, quei maledetti occhi mi fanno sempre lo stesso effetto. Sto sudando sotto il giaccone.

– Ti trovo bene anch’io – dico, e non so cos’altro aggiungere. Eppure sono stata io a venire a parlargli.

Sapevo benissimo che lo avrei incontrato a questa festa, e infatti mi sono truccata per benino e mi sono messa un vestito scollato, sfidando il gelo. L’ho visto subito, appena arrivata. Il locale è un po’ più basso rispetto alla strada e ha grandi vetrate; ho guardato dentro e ho visto la caratteristica pelata seduta a uno dei tavoli.

Il colibrì Max mette una mano in tasca e tira fuori il tabacco. Penso che stasera una sigaretta ci sta tutta, gli chiedo di passarmelo. Mi giro la siga, mi sporgo verso il colibrì per farmela accendere. Inspiro forte la prima boccata di fumo. Minchia che buona.

– Ho smesso di fumare, sai? – gli dico.

– Già, vedo – mi dice, e ride. È parecchio più alto di me, ha pelle e capelli scuri, un naso pronunciato. Il giaccone sbottonato gli lascia il collo scoperto. Lo guardo e mi sembra di sentire la sua pelle sotto i polpastrelli: morbida, liscia, asciutta. Me la ricordo come se l’avessi toccata ieri.

Rido anch’io. – Vabbé, dai, ho ancora diritto a una siga ogni tanto. E che cazzo…fumavo più di venti sigarette al giorno, adesso ne fumo due o tre a settimana, direi che posso dichiararmi soddisfatta, no?

– Beh, se ce la fai tu c’è una speranza per tutti, in effetti. Io alla fine ne fumo cinque o sei al giorno, per il momento non ho intenzione di smettere.

Non me ne frega un cazzo di quante sigarette fumi il colibrì Max, ma in questo momento mi fa comodo farlo parlare, così posso guardarlo. – Vabbé, se riuscissi a fumarne così poche, neanch’io smetterei. E canne ne fumi ancora?

Il colibrì Max non si fa pregare e parte con un dettagliato resoconto della sua routine settimanale, di quanto fumi o non fumi a seconda dei giorni. Io continuo a osservargli il collo scoperto, le mani che si muovono mentre parla, le labbra.

Il colibrì Max non sa che lo chiamo colibrì, trattandosi di un’evidente sineddoche. E ovviamente non sa nemmeno che anche i miei amici lo chiamano così. Eppure, nonstante questo, il sesso con lui è stato tra i migliori della mia vita. Abbiamo passato anni a chiederci se contasse di più avere un pennello grande o un grande pennello, e ora invece il colibrì Max ci insegna che la domanda era malposta: quando sei dotato di una sapiente lingua, chi se ne frega se possiedi uno spalter, un pennello a lingua di gatto o una pennellessa.

– E il lavoro, come sta andando? – gli chiedo ancora.

– Nessuna novità. Siamo sempre a un passo dalla chiusura, c’è sempre un sacco di gente in cassa integrazione. Ti ricordi Paolo, il collega con cui dividevo l’ufficio? Ecco, proprio l’altro giorno…

Se non me ne frega un cazzo di quanto e quando fumi il colibrì Max, figuratevi cosa può fregarmene delle vicende del collega Paolo, che non ho mai visto in vita mia. E lo stesso vale per le sorti della loro azienda. Ma di nuovo lo lascio parlare. Di nuovo lascio scorrere lo sguardo su quelle dita lunghe – le dita, almeno quelle sì che sono lunghe. Di nuovo mi soffermo a guardargli le labbra, che si tendono e si rilassano per modulare i suoni. Il colibrì si inumidisce le labbra con la lingua; io sussulto pensando alle meravigliose acrobazie che quella lingua può fare.

Il colibrì smette di parlare, mi guarda come se mi vedesse davvero solo in questo momento. Inclina la testa da un lato. Con gli occhi mi lancia fiamme.

Mi irrigidisco. – Piantala di guardarmi così – gli dico.

– Così come? – mi chiede con un mezzo sorriso, fingendo di non capire.

Io non sorrido. – Con quella faccia lì a metà tra il cane bastonato e quello che mi scoperebbe qui sul posto. Te lo ricordi, sì, che è stata una decisione tua, e non mia?

Sì, perché il colibrì Max mi ha spezzato il cuore. È successo più di un anno fa, ma io non dimentico. Mi ha trattata come se fossi la cosa più bella che gli fosse mai capitata. Io gli ho creduto. Mi ha spinta a credere che potessi contare su di lui, che lui fosse lì per me, sempre. Io mi sono lasciata convincere, mi sono fidata. Mi sono lasciata portare su, tra le nuvole. E poi una mattina si è svegliato e si è accorto che non era pronto per una relazione, che era ancora troppo ammaccato dopo la separazione dalla ex moglie. E mi ha mollata così, da un giorno all’altro. Mi ha lasciata cadere a terra rovinosamente, e io mi sono spezzata tutte le ossa. Per due mesi non ho capito un cazzo, mi sono mossa per il mondo come una pazza scatenata. E poi piano piano mi sono tirata su, ho smesso di pensarci.

Questa è la prima volta che ci parliamo da quel giorno. Finora, quando ci siamo incrociati per caso l’ho sempre ignorato. Sono una persona rancorosa. Ma stasera ho bevuto tre amari e ho pensato che potevo perdonare, sciogliere il coagulo di dolore, passare oltre. Per quello sono venuta a parlargli.

Faccio un tiro dalla sigaretta, lo guardo bene. Guardo la stempiatura che si inerpica su per la fronte, la camicia bianca, il golfino blu da ragioniere. E che cazzo, penso, io sono la jena Brigida, non posso mica stare qui a sbavare per un uomo medio.

Guardo la sigaretta, sono praticamente arrivata al filtro, ma faccio lo stesso un ultmo tiro. Butto il mozzicone per terra, lo schiaccio forte col piede come se stessi uccidendo un grosso scarafaggio. Tiro su la testa, guardo di nuovo il colibrì Max. In effetti, c’è una cosa che non gli ho mai detto.

– Sei proprio un coglione, sai?

Lo mollo lì e me ne torno dai miei amici, che chiacchierano poco più in là.

Alla fin fine, ragazze, il cunnilingus non è tutto nella vita.

6 risposte a "Questioni di pennello"

  1. jena sei fantastica! mi piace come ti descrivi e come descrivi la tua vita. Comprendo la nostalgia per un amico colibrì (magari lo fanno per colmare altre mancanze, anche io nella mia vita ne ho incontrato uno, ed era instancabile.. ogni tanto lo rimpiango..) ma capisco e condivido il riuscire a togliersi certi sassolini, il riuscire ad aprire gli occhi su quello che ti capita, alzare la testa e dare quel colpo di coda finale che vuol dire solo e soprattutto che ti vuoi bene!
    A presto!!

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