Salute e benessere

Dall’analista

/b/

PARZIALE TRASCRIZIONE DI SEDUTA TERAPEUTICA, FEBBRAIO 2018. PARTECIPANTI: DOTTORESSA VIVIANA RIZZO, SPECIALISTA IN PSICOLOGIA CLINICA, E JENA BRIGIDA, ANNI 36.

– Insomma, dottoressa, per fargliela breve: una scopata me la sarei fatta proprio volentieri, ‘ste ragnatele bisogna pur toglierle a un certo punto!

– Brigida, la pregherei di usare un linguaggio più rispettoso durante le nostre sedute. Non mi faccia ripetere sempre le stesse cose.

– Che noia, dottoressa, sempre lì a dirmi di moderare il linguaggio! Quante volte gliel’ho già detto? Le cose vanno chiamate con il loro nome, non è che se uso degli eufemismi o dei vezzeggiativi il senso cambia, no? Dovevo forse dirle: “sarei stata assai lieta di fare pucci-pucci-bau-bau con quel baldo giovanotto,  perché insomma una volta ogni tanto bisogna pur dare una bella lucidata alla grotta” – le ultime parole le pronuncio in un mare di sputacchi, perché non riesco a trattenere le risate. Ma proprio tipo che sono piegata in due sulla poltrona beige. Ci metto un po’ a calmarmi e a ricominciare a parlare, sotto lo sguardo impassibile della psicologa. – Non funziona, lo vede?

– D’accordo, faccia come se non le avessi detto niente. Ci rinuncio. D’altra parte non so neanche perché continui a tenerla tra i miei pazienti – sbuffa.

– Perché la pago, dottoressa, e non può permettersi di rinunciare a me. E poi perché sono due anni che vengo qui e lei ormai mi vuole bene – dico, allargando le labbra in un sorriso da stregatto.

La dottoressa Rizzo non si lascia impressionare da questa pessima imitazione. A dire la verità, non si lascia mai impressionare da niente. Il suo volto è eternamente impassibile, come una maschera del carnevale di Venezia.

Primo motivo per cui mi piace la Rizzo: mi dà sempre l’impressione che non gliene freghi un emerito cazzo di quello che le dico, e allora posso dire qualunque cosa.

– Brigida, la prego, non perdiamo il filo del discorso. Mi diceva che le sarebbe piaciuto avere un rapporto con questa persona…e, per inciso, secondo me le avrebbe fatto bene. E poi perché ha cambiato idea?

– Perché io non vado a letto con una persona che usa il termine “negro”!

– A prima vista, questo potrebbe farle onore. Ma io la conosco bene ormai, e a me questa cosa puzza tanto di pretesto.

– Dottoressa, non sono un’esperta di protocolli terapeutici, ma sospetto che espressioni come “questa cosa mi puzza” non facciano parte del lessico approvato dal suo ordine professionale.

– Brigida, lei non mi sembra la persona più adatta a farmi degli appunti su come parlo. Senza contare che mi sembra un evidente tentativo di sviare il discorso dal nocciolo della questione: lei trova sempre delle scuse per evitare di trovarsi in situazioni di intimità con gli uomini.

– Adesso secondo me sta spingendo il ragionamento un po’ troppo in là, dottoressa. Semplicemente, non volevo scoparmi un razzista cripto-fascio.

– Immagino lei voglia dire che non intendeva avere un rapporto sessuale con una persona con idee radicalmente diverse dalle sue.

– Suvvia, dottoressa, smettiamola con questa fissa per il linguaggio…anche perché non posso accettare critiche simili da una che si chiama come una pornostar.

– Prendermi in giro per il mio cognome è un atteggiamento puerile che non la porterà da nessuna parte, Brigida. Devo forse ricordarle con cosa fa rima il suo nome?

Stavolta sono io a sbuffare. – Dottoressa, suvvia, non sia infantile. – Faccio una pausa di riflessione. – Vabbé, d’accordo, lasciamo perdere. Dove eravamo rimaste?

– Siamo rimaste che lei cerca mille scuse per non entrare in intimità con un uomo, e non solo: si inventa anche mille distrazioni per evitare di parlarne con me. Le ricordo che le mie tariffe non cambiano, sia che lei decida di parlarmi delle cose che le stanno a cuore, sia che lei trovi dei pretesti per non parlarne, quindi le consiglierei di parlarmene, se non altro per spendere bene i suoi soldi. – Sotto la lunga gonna nera di tulle si intravedono le sue gambe accavallate. Muove le braccia avvolte dal maglione nero per appoggiare le mani sulle ginocchia.

Secondo motivo per cui mi piace la Rizzo: quel look darkeggiante anni ’90 che sembrerebbe ridicolo su chiunque altro, ma su di lei appare perfettamente naturale.

– Queste cose che le sto dicendo, come la fanno sentire? – mi chiede, guardandomi dritta negli occhi.

– Come un’imbecille che sta buttando nel cesso i suoi soldi, ecco come mi fanno sentire. E in effetti mi chiedo cosa mi spinga a venire qui tutte le settimane e darle 70 euro a seduta.

– Sta ovviamente facendo finta di non capire il senso della mia domanda. Nessun problema, i soldi sono suoi e decide lei come spenderli. Ha sentito l’Orso di recente?

– E questo cosa c’entra?

– Non risponda a una domanda con un’altra domanda. Ha sentito l’Orso di recente?

Abbasso la testa, bofonchio un sì.

– E come stanno andando le cose con lui?

– E come vuole che vadano, dottoressa? Vanno come al solito. Anzi no, uno sviluppo c’è, in realtà: qualche giorno fa lui mi ha detto che sì, mi ama, ma non mi ama come voglio io.

– Uffffff, le solite frasi sibilline dell’Orso. Chissà cosa cazzo avrà voluto dire stavolta – mi interrompe, strabuzzando gli occhi verso il cielo.

Terzo motivo per cui mi piace la Rizzo: l’Orso le sta proprio sulle palle, e non riesce a dissimularlo. Ma non lo insulta mai apertamente: in fondo, lui le dà un sacco di lavoro con le sue stronzate.

– Dottoressa, stavolta però è stata lei a dire cazzo.

– “Dottoressa, stavolta però è stata lei a dire cazzo” – mi fa il verso con la vocina finto-infantile. – Senti un po’ da chi mi arriva la predica. E comunque non mi ha sentita nessun altro tranne lei, sarebbe la mia parola contro la sua. E poi, mannaggia, approfitta di ogni minima occasione per deviare il discorso! Dicevamo: questa cosa che le ha detto l’Orso, come la fa sentire?

– E che noia però, dottoressa, mi chiede sempre la stessa cosa, “questo come la fa sentire? E questo? E quest’altro?” – stavolta è il mio turno di farle il verso con la vocina finto-infantile, e lo faccio proprio con soddisfazione. – Come cazzo vuole che mi senta? Pendo dalle sue labbra, come sempre, passo ore a cercare di interpretare le sue frasi del cazzo, mi sembra sempre di camminare sulle uova, ho sempre l’impressione che non parliamo mai del nocciolo delle cose, della nostra storia. Che poi non credo neanche che si possa chiamare storia…a meno che non si vogliano considerare sesso i quei quattro bacini della nonna che mi dà a fior di labbra tutte le volte che ci vediamo.

– E lei non vede nessun collegamento tra la non-storia con l’Orso e il suo rifiuto dell’intimità con un uomo?

– La smetta di parlare di rifiuto dell’intimità, perché non è vero che la rifiuto, semplicemente non mi piace mai nessuno. Sono selettiva, tutto qui. L’Orso invece mi piace, e pure tanto, e lui sì che lo desidero fisicamente, anche se è brutto come la fame.

– È proprio questo il punto: l’Orso non solo è lontano fisicamente, ma la tiene anche a distanza.

– Beh, è molto carina a ricordarmelo tutte le volte. Guardi, facciamo che per oggi la chiudiamo qui.

– Avremmo ancora dodici minuti, ma come le ho già detto lei è libera di buttare i suoi soldi come meglio crede.

– Esatto, e per oggi ne ho avuto abbastanza di lei. – Mi alzo. – Anzi, sa che ne ho avuto abbastanza in generale? Facciamo che chiuderla qui, ‘sta terapia, che tanto non stiamo andando da nessuna parte.

– Mi ha detto la stessa cosa un mese fa. E due mesi fa. E tre mesi e mezzo fa. Ci vediamo martedì prossimo alla stessa ora?

– Lei è una persona subdola. Ok per martedì alla stessa ora – Raccolgo cappotto e sciarpa, guardo la Rizzo, me ne vado.

Quarto motivo per cui mi piace la Rizzo: coglie sempre nel segno, ‘sta stronza.

2 risposte a "Dall’analista"

  1. Grande cosa l’analisi.
    Spendi un sacco di soldi per scoprire in quanti morbosi e assurdi modi ti sei autoboicottata e autoincasinata l’esistenza.
    Ci metti un sacco di tempo, perchè l’analisi è lunga, e alla fine ti ritrovi a 3 anni dai 40 che “mavaffanculoasaperloprimanonfacevotuttestecazzate” o anche “fatemitornare23enneOrahocapitotutto!!”
    e poi scopri che no.. non si può tornare indietro, e allora ti odi per il casino che hai combinato con la tua vita, ma con qualche altro anno di analisi ce la farai a perdonarti, e alla fine si… sarai una vecchia molto serena ed equilibrata…
    io sto entrando nella fase “mi odio per il casino che ho combinato”.
    Spero di uscirne senza far troppi casini!! 😉

    Liked by 1 persona

    1. Oppure ti ritrovi alla soglia dei quarant’anni che “sìèverohocombinatouncasinomanonpotevofarediversamentequestasonoioeallafinevabenissimocosìemipiaccioesattamentecosì” e allora basta, si esce fuori e si vive 🙂
      La fase “mi odio” forse è inevitabile, ma sono pronta a scommettere che è solo una fase di passaggio 🙂

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...